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Filo Dei Genitori

Storia di una mamma in quarantena…

Cosa significa essere una neo mamma (meno neo di altre, è il secondo) in quarantena?
Voglio cominciare con una (lunga) premessa.
Noi apparteniamo alla categoria dei privilegiati. Mi spiego; io ho un impiego fisso in un ospedale pubblico, quindi non ho nemmeno lontanamente la preoccupazione di poter perdere il lavoro e la mia garanzia lavorativa fa sì che possa essere più tranquilla anche in caso di cassa integrazione di mio marito.
Mio marito Marco lavora in smart working da Febbraio, con me che mi occupo dei bimbi. In più abbiamo una casa spaziosa con un balcone grande dove mangiamo e passiamo la maggior parte del tempo nelle giornate belle.
Ok già mi odiate chiudo qui 🙂
No, scherzo, ma penso sia doveroso fare questa premessa perchè non sono nè nella situazione di lavorare in smart sepolta dai sensi di colpa per il fatto che non mi occupo dei bambini, nè vivo con l’angoscia di rimanere senza soldi, nè viviamo in 50 mq
A dire il vero mi sento in colpa ogni volta che penso “oh che disgrazia, i bimbi non vedono i nonni… la bimba non andrà al mare…”
Mi sento in colpa perchè siamo fra i pochi che possono veramente vivere questo come un momento di riflessione. E questo è un privilegio enorme. E’ un privilegio dire “ho il tempo di leggere un libro”, “Posso giocare tanto con i bimbi”, “mio marito riesce a vederli ed a vedere i loro progressi”.
E’ un privilegio enorme e spero che chiunque sia in una situazione come la nostra se ne renda conto, altrimenti commette un peccato ancora più grave.
Detto ciò, come va?
Dal mio punto di vista splendidamente direi, sono sempre stata una gran pantofolara, quindi probabilmente la situazione attuale pesa a me meno che ad altri.
Il secondo figlio ha rispettato le attese. Come spesso si dice, è un’altra cosa. Un gran tenerone, piange pochissimo e ride spesso.
Per quanto sia piccolo toglie un po’ di monotonia alla vita della grande (4 anni) che almeno ha un minimo di interazione bambinesca.
Gli facciamo fare il mostro contro le Barbie dato che qualsiasi cosa gli dai in mano la mette in bocca. Quindi gli diamo una Barbie in mano e lui la mette in bocca come da copione; allora tutte le altre Barbie gli dicono “mostro Mauro, lascia la nostra amica!”.
Con la grande, Sara, è un po’ più complicato. Ha bisogno giustamente di attenzione, quindi mi sono ritrovata di punto in bianco a dover inventare giochi più o meno creativi ed a passare interminabili ore a giocare a “mamma e figlia”.
La cosa buona che abbiamo fatto è stato spiegarle da subito, in modalità bambino ovvio, cosa stava succedendo.
Devo dire che l’ha capito subito in una maniera così chiara che nemmeno noi ce lo immaginavamo.
Non immaginavamo neanche però che interiorizzasse le ore di telegiornali che abbiamo incautamente lasciato accesi. Con il risultato che ora ci chiede se siamo vecchi e quando andremo da Gesù.
Non le abbiamo ancora detto che ci sarà un minimo di allentamento la prossima settimana perchè se le dico “la prossima settimana”, lei risponde “oggi?”
Le farà bene, ha bisogno di sgranchire un po’ le gambette, ma devo dire che non condivido troppo il grande allarmismo intorno a bimbi di 2-5 anni per i 2 mesi di clausura.
Credo che la capacità adattativa dei piccoli sia molto maggiore della nostra e che dimenticheranno rapidamente questo periodo. Anzi, a differenza nostra i bambini ne traggono subito la parte migliore: per la prima volta i genitori sono tutto il giorno con loro!
Forse dovremmo trarne spunto anche noi.
Questo è il mio vero spunto di riflessione da questo periodo: voglio stare più tempo con i bambini. Non voglio più passare tutto il giorno fuori casa. Voglio avere tempo anche per me e per la coppia.
Lo farò? Boh..
Intanto prossima settimana tornerò a lavorare, Mauro avrà appena compiuto 5 mesi. Tirerò il latte per la mattina e lo lascerò a mio marito coadiuvato per 3 ore da una baby sitter. Comincio ad essere in ansia, ansia che raddoppia perchè mi sono disabituata ad uscire, prendere la macchina, parcheggiare. Ho un po’ paura di interagire con le persone. Ho paura di poter essere io a portare a casa il virus.
Ma mi passerà, ne sono certa… O no?
Vi farò sapere!

Anna: donna, medico e mamma di Sara e Mauro

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