Persone che coltivano e collezionano storie…

FRANCESCA
Sin da piccola coltivo velleità artistiche ambiziose, allestendo ad ogni festa comandata uno spettacolo casereccio con
pubblico familiare che finiva sempre con il cugino più piccolo che nella parte del leone, iniziava a ruggire a più non
posso, impadronendosi della scena.
A 19 anni, lascio così la laguna per tentare la fortuna a Roma. All’Accademia non vengo presa e ripiego così a studiare
teatro all’università e a partecipare a tutti i corsi, stage, workshop, spettacoli off possibili immaginabili. Dopo qualche
anno all’Accademia mi ci vogliono davvero, ma questa volta allargando lo sguardo, intenta a seguire le tracce della
pedagogia teatrale. E così il mio sogno cambia rotta: lavorare con gli adolescenti e i ragazzi diventa la mia nuova
passione che sfocia nella creazione di spettacoli e letture. Il sogno cambia nuovamente forma quando nel 2009 apro
insieme a un gruppo di amici un teatro che mi coinvolge a tutto tondo, fino a scrivere testi teatrali da mettere in scena.
Dopo qualche anno e altre esperienze, e una famiglia che si allarga sempre di più, mi trasferisco a Monza dove inizio a
lavorare come atelierista in una scuola reggiana, facendomi avventurare in un altro mondo tutto da scoprire.
Un percorso ancora tutto in divenire ma che si fa forte della saggia consapevolezza di accogliere la multiformità del
sogno primordiale che è si fa cangiante e sfuggente ad ogni brezza di vento. Ma ogni volta che mio figlio mi chiede:
mamma, me la racconti? Quel legame che mi riporta alle origini torna a vibrare.

VALENTINA
“perché sei un essere speciale
ed io avrò cura di te”
La Cura di Franco Battiato
Cosa vuoi fare da grande?
la puericultrice
Perché?
perché voglio curare i più piccoli
Questo è quello che rispondevo quando mi veniva chiesto che cosa avrei voluto fare da grande.
La scelta del percorso universitario non è per me stata semplice perchè sono sempre stata combattuta tra medicina e psicologia. Il discorso relativo alla cura è sempre stato un tema a me molto caro.
Avevo però bisogno di sporcarmi le mani, di essere più vicino a qualcuno per più tempo, di creare relazioni, di poter vedere, parlare, ascoltare, di poter indagare in altro modo il discorso della cura. Mi sono laureata così in scienze dell’educazione perché avevo capito che fare l’insegnante era quello che avrei voluto per potermi prendere “cura” della cosa più importante: i nostri bambini, il nostro futuro.
Ho deciso di indagarlo sotto diversi punti di vista, ho scelto di dedicare la mia tesi all’ascolto come possibile aspetto curativo nei soggetti oncologici, ho deciso di cimentarmi per 3 anni in un’esperienza a dir poco magica di teatro dove ho potuto dar voce a me, a qualcun altro, ho deciso di rimanere sempre in formazione e in posizione di ascolto verso bambini, colleghi e genitori. Anche quando la cosa richiede più sforzi del previsto, perché ascoltare in modo empatico richiede sforzi, fa vibrare corde profonde, smuove sentimenti, ricordi, paure, aspettative con le quali devi poi fare i conti.
Ho cercato di prendermi cura ascoltando, ascoltandomi e facendomi ascoltare in un continuum di formazione e sperimentazione essendo flessibile al cambiamento.
Ho deciso di mettermi in gioco con a fianco di altre mamme, altre professioniste, altre donne che hanno cose da dire e bisogno di essere ascoltate con i loro modi, le loro peculiarità, le loro storie, i loro tempi dando vita a un circolo di pensieri, parole riflessioni stimolanti capaci di curare e auto curarsi anche in un momento di così profondo silenzio e lontananza.
Tutti noi abbiamo bisogno di comunicare, di dire qualcosa, di essere ascoltati, per esprimerci, curarci, curare altrimenti non esisterebbero poeti, cantanti, scrittori, attori, drammaturghi e ovviamente un pubblico e una platea.
“forse non sa volare con ali d’uccello, ma ad Ascoltarlo ho sempre pensato che voli con le parole”
Luis Sepùlveda
